Verräter – Traditore

Testo originale
Testo ©2020 Varg
Traduzione
Traduzione ©2021 Walter Biava

Ein falsches Lächeln im Gesicht, die Zähne sind doch faul,
Der Preis für den Verrat, er stinkt dir aus dem Maul.
Keinen Funken Ehr` im Leib, so stehst du vor mir,
Dass du dich nicht schämst vor jedem Mensch und Tier.

Einst nannten wir uns Brüder, doch Brüder waren wir nie.

Dein falsches Grinsen schneid ich dir, mitsamt der Zunge raus,
Ein Ozean der Schande fliest aus deinem Maul.
Ein stolzes letztes Mal will ich die Flammen sehen,
Sie weben dir dein Totenhemd
bevor ich selbst ins Feuer geh.
Gereinigt aus der Asche, Wird neu das Land entstehen,
Doch eines ist Gewiss du wirst nicht mehr auferstehen.

Einst nannten wir uns Brüder, doch Brüder waren wir nie,
Dir fehlte jene Treue, die Brüder trennt vom Vieh.

Ich trage meine Rune, ich trage sie mit Stolz,
Sie ist mein Vermächtnis, sie trägt den Namen Wolf.
Ich ritze dir die Rune mitten ins Gesicht,
Auf dass jener meiner Feinde sehe wie es ist,
Wenn aus Brüdern Feinde werden, ein Blutpakt zerbricht,
Die Lügen noch am Gaumen kleben während du versiechst.

Ich schneide Zeichen in dein Fleich,
Ritze die Rune in dein Gesicht,
Bevor du in die Flammen gehst,
Soll jeder wissen, dass du ein Verräter bist.

Deine Ehre zerberstet wie dein Schild,
Oh, welche Schande du deiner Sippe bringst!

Ich trage meine Rune, ich trage sie mit Stolz,
Sie ist mein Vermächtnis, sie trägt den Namen Wolf.
Ich ritze dir die Rune mitten ins Gesicht,
Auf dass jeder, der dich sieht, wisse, wer du bist.

Ein stolzes letztes Mal will ich die Flammen sehen,
Sie weben dir dein Totenhemd
bevor ich selbst ins Feuer geh.
Gereinigt aus der Asche, werde ich dann auferstehen
Und im dunklen Rauch der Flammen
wird dein Name untergehen.

Un falso sorriso sul volto, ma i denti sono marci,
il prezzo del tradimento, ti puzza nella bocca.
Così tu giaci di fronte a me, con nessun briciolo di onore in corpo,
come se non ti vergognassi di fronte ad ogni uomo ed animale.

Un tempo ci chiamavamo fratelli, ma non siamo mai stati fratelli.

Ti taglio via il tuo falso sogghigno, assieme alla lingua,
un oceano di vergogna scorre via dal tuo muso.
Voglio vedere orgogliosamente le fiamme un’ultima volta,
che tessono il tuo sudario
prima che io stesso vada nel fuoco.
Purificato dalla cenere, la terrà risorgerà nuovamente,
ma una cosa è certa, tu non risusciterai più.

Un tempo ci chiamavamo fratelli, ma non siamo mai stati fratelli,
ti mancava quella fedeltà, che separa i fratelli dalle bestie.

Io porto la mia runa, la porto con fierezza,
lei è il mio lascito, porta il nome di “lupo”.
Io ti incido la runa in mezzo alla fronte,
in modo che ogni mio nemico veda com’è,
quando i fratelli diventano nemici, si spezza un patto di sangue,
Le bugie aderiscono ancora al palato mentre deperisci.

Io taglio dei segni sulla tua carne,
incido la runa sul tuo volto,
prima che tu vada nelle fiamme,
tutti devono sapere, che tu sei un traditore.

Il tuo onore frantumato come il tuo scudo,
Oh, che vergogna che porti alla tua Sippe![1]

Io porto la mia runa, la porto con fierezza,
lei è il mio lascito, porta il nome di “lupo”.
Io ti incido la runa in mezzo alla fronte,
in modo che ogni mio nemico veda com’è.

Voglio vedere orgogliosamente le fiamme un’ultima volta,
che tessono il tuo sudario
prima che io stesso vada nel fuoco.
Purificato dalla cenere, in seguito risusciterò
e nello scuro fumo delle fiamme
il tuo nome scomparirà.

[1] La Sippe è generalmente traducibile con la parola famiglia, tuttavia è più preciso definirlo come un “nucleo sociale di individui che si riconoscono nella discendenza da un antenato comune”.

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