Brot und Spiel – Panem et circenses [1]

Testo originale
Testo ©2015 Tanzwut
Traduzione
Traduzione ©2015 Daniele Benedetti

Exoriare aliquis nostrís ex ossibus ultor

Nervenkitzel, Possen reißen
Blut und Spiel und feinste Speisen
Nun strömt herbei und füllt die Ränge
welch Ungeduld herrscht in der Menge
Die Gitter hoch, so soll es sein
die Todgeweihten treten ein
Ein guter Wein, ein Gaumenschmaus
heut lässt man keine Freuden aus

Die Menge schreit!
Du bist dem Tod geweiht!

Hereinspaziert, Manege frei
der rote Sand macht sorgenfrei
Was uns zum Glück fehlt ist nicht viel
Brot und Spiel!

Der Daumen jetzt nach unten zeigt
spürst Du die Macht, es ist soweit
Hörst Du im Rausch die Massen schreien
so war es und so wird es sein
Sind Herren über Tod und Leben
das Urteil heut fällt uns nicht schwer
man soll den Löwen Futter geben
wir brauchen keinen Sieger mehr

Nasca un giorno dalle mie ceneri un vendicatore [2]

Le farse strappano brividi forti
Sangue, giochi e cibi squisiti
Ora affluisce in massa e riempe i posti
che impazienza c’è tra la folla
La grata alzata, così deve essere
i morituri entrano [3]
Un buon vino, una delizia per il palato
oggi non ci si lascia sfuggire nessuna gioia

La folla grida!
Sei votato alla morte!

Andiamo, lo spettacolo abbia inizio
la sabbia rossa rende senza pensieri
Quello che ci manca, per fortuna, non è molto
Panem et circenses!

Adesso il pollice punta verso il basso
senti il potere, è il momento
Senti le masse gridare nell’esaltazione
così è stato e così sarà
Siamo padroni sulla vita e la morte
il verdetto oggi non è difficile per noi
si deve dare cibo al leone
non abbiamo più bisogno di nessun vincitore

[1] “Panem et circenses” (letteralmente “pane e giochi [del circo]”) è una locuzione latina piuttosto nota, usata nell’antica Roma per indicare in sintesi le aspirazioni della plebe (nella Roma di età imperiale) e spesso utilizzata al giorno d’oggi  in riferimento a metodi politici bassamente demagogici.

[2] Questa frase viene frase pronunciata nell’Eneide (Virgilio, Eneide, IV, 625) da Didone prima di uccidersi, perché abbandonata da Enea. Il vendicatore invocato sarà poi Annibale, il condottiero Cartaginese, considerato uno dei più grandi generali dell’antichità, contro cui Roma combattè la Seconda guerra punica. Annibale invase l’Italia attraversando le Alpi e ottenendo schiaccianti vittorie (Ticino, Trebbia, Trasimeno, Canne) contro l’esercito romano. Alla fine fu sconfitto nella battaglia di Zama da Publio Cornelio Scipione, che dopo la vittoria si guadagnò il soprannome “Africano”. Si tratta dello stesso Scipione citato dall’inno nazionale italiano: “…l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”.

[3] Riferimento alla famosa locuzione “Ave, Caesar, morituri te salutant“, considerata tradizionalmente la frase latina che i gladiatori indirizzavano all’imperatore prima dell’inizio dei giochi.

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