Sieh die lodernden Heere – Guarda gli eserciti divampanti

Testo originale
Testo ©2010 Schwarzer Engel
Traduzione
Traduzione ©2019 Walter Biava

Sieh wie das Eisen kommt heiß aus dem Feuer,
Spür die Macht, die die Hitze verbirgt
Wenn die lodernden Flammen wie Mäuler,
Den verschlingen, der Kälte verspürt.

Sieh die Massen, die lodernden Heere,
Nur geleitet vom Willen sie kämpfen.
Keine Angst vor dem Tode empfinden
Deren Willen kann niemand mehr dämpfen.

Sieh die Trauer, die einer verbreitet,
Wenn sein Schicksal ihn früh hat ereilt,
Wie der Priester die Hände ausbreitet,
Um zu sprechen ihm göttlich Gewalt.

Sieh den Wahnsinn, der in deren Augen,
Die das Leben schon immer geprägt,
Doch die dennoch ganz fest daran glauben,
Dass letztendlich das Gute obsiegt.

Hör der Türme Glocken klingen,
Hörst du nicht die Toten singen
Hymnen aus so ferner Zeit,
Tief aus Mutter Erdens Leib.

Reih dich in die Masse ein,
Dann wirst du bald der Nächste sein,
Der kopflos und ohn Selbstverstand
Der Herde hinterhergerannt.

Ein Hauch von Tod liegt in der Luft,
Wenn der Meister seinen Diener ruft,
Wie die Dunkelheit den Tag zerfrisst.

Im Schatten an der Seite weilt,
Die Wunde, die niemals verheilt,
Erinnerung stirbt stets zuletzt.

Hör der Türme Glocken klingen,
Hörst du nicht die Toten singen
Hymnen aus so ferner Zeit,
Tief aus Mutter Erdens Leib.

Reih dich in die Masse ein,
Dann wirst du bald der Nächste sein,
Der kopflos und ohn Selbstverstand
Der Herde hinterhergerannt.

Sieh die Blitze am Himmel, die leuchtend
Gleich wie Klingen die Erde aufschneiden,
Wie der Donner den Groll stolz verkündet,
Weil kein Wesen ihm je konnte weichen.

Sieh das Antlitz der Macht, das verächtlich
Wie ein Grinsen dein Leben verspottet,
In den Zügen, der steinernen Walten,
Alles Leben, so gänzlich verrottet.

Hör der Türme Glocken klingen,
Hörst du nicht die Toten singen
Hymnen aus so ferner Zeit,
Tief aus Mutter Erdens Leib.

Reih dich in die Masse ein,
Dann wirst du bald der Nächste sein,
Der kopflos und ohn Selbstverstand
Der Herde hinterhergerannt.

Guarda come il ferro diventa bollente accanto al fuoco,
senti la forza, che il calore nasconde
quando le fiamme divampanti come bocche,
che divorano, il freddo percepito.

Guarda le masse, gli eserciti divampanti,
combattono accompagnati solo dalla volontà.
Non provano paura di fronte alla morte
nessuno può più mitigare la loro volontà.

Guarda il dolore, che uno propaga,
quando il suo destino lo ha raggiunto prematuramente,
come il prete dispone le mani,
per esprimere il potere divino su di lui.

Guarda la follia, nei loro occhi,
che la vita ha impresso da sempre,
ma che tuttavia credono fermamente
che alla fine il bene prevale.

Ascolta le campane delle torri che suonano,
non senti cantare i morti?
Inni di tempi così lontani,
nel profondo del corpo di madre natura.

Mettiti in fila nella massa,
poiché presto sarai il prossimo,
che sbadato e senza consapevolezza di sé
hai inseguito il gregge.

Un alito di morte giace nell’aria,
quando il maestro chiama il suo servitore,
come l’oscurità rode il giorno.

Dimora nelle ombre su un lato,
la ferita, che non guarisce mai,
Il ricordo muore per ultimo.

Ascolta le campane delle torri che suonano,
non senti cantare i morti?
Inni di tempi così lontani,
nel profondo del corpo di madre natura.

Mettiti in fila nella massa,
poiché presto sarai il prossimo,
che sbadato e senza consapevolezza di sé
hai inseguito il gregge.

Guarda i lampi nel cielo, che brillano
e che tagliano la terra come lame,
Come il brontolio del tuono preannuncia fiero,
perché nessuna essenza lo potrà mai diminuire.

Guarda il volto della potenza, che sprezzante
come un ghigno deride la tua vita,
nelle inclinazioni, delle opere rocciose,
corrompe completamente, tutta la vita.

Ascolta le campane delle torri che suonano,
non senti cantare i morti?
Inni di tempi così lontani,
nel profondo del corpo di madre natura.

Mettiti in fila nella massa,
poiché presto sarai il prossimo,
che sbadato e senza consapevolezza di sé
hai inseguito il gregge.

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