In der Halle des Bergkönigs – Nella sala del re della montagna

Testo originale
Testo ©2016 Schwarzer Engel
Traduzione
Traduzione ©2019 Chiara Alvigini

Es hall’n die Schreie der Gequälten durch die Kerker dieses Lands.
Die Peitschenhiebe lassen Knochen splittern, brechen Widerstand.
Was von den steinernen Marmorwänden widerhallt,
gleicht blankem Hohn des mörd’risch’ Herrschers,
der die Festung dieser Sklavenburg bewohnt.
Wir rüsten auf, schleifen die Schwerter scharf am grauen Felsgranit,
In Wut entbrannt, die Rache wohnt in jedem einzigen Schwerthieb.
Es dröhnt der Schädel weiter
bis der Kopf den Schmerz endlich erträgt.
Wirbelt der Kampfgeist in uns weiter,
der die Schlacht zum Siege führt.
Der Pfad der Hölle ist ein schmaler Grat am Ende dieser Zeit,
Ihn zu beschreiten ist das Ziel und der Elend Menschen Leid,
Sind die Streitaxt und die Rüstung bis zum höchsten Glanz poliert,
haben wir den Sieg fest anvisiert.

Heute da sterben die Feinde wie Fliegen,
Ich kann die berstenden Körper schon sehn,
Man sagte mir, du sollst and’re stets lieben.
Ich nahm sie beim Wort, doch nun ist es gescheh’n.
Heute ist Schlacht, heute tobt Krieg.
Heute steht unser Tod oder der Sieg.
Heute zählt Mut, heute zählt Kraft.
Heute zählt jeder, der hilft in der Schlacht.

Es bricht der Gotteszorn
durch die schwarze, kalte, unheilschwang’re Nacht.
Das Feuer der Vergeltung, der irdisch Sühne Gottes ist entfacht.
Es splittern Schilde, bersten Äxte,
brechen Schwerter mitt’ entzwei
während der Heeresführer keuchend
um den Rückzug seiner schreit.
Auf den Feldern der Verwesung und der Fäulnis tobt ein Sturm,
Die Schlammlawine übersteigt ohn Müh’ den höchsten Felsenturm,
Es flieh’n die Greise vor der Flut, die nach weiterem Blute schreit,
doch in den Waben unsres Schicksals sind wir zum Kampf bereit.

Le grida dei torturati risuonano nelle prigioni di questa terra.
Le frustate spezzano le ossa, cedono resistenza.
Ciò che risuona dalle pareti di marmo,
assomiglia al lucido disprezzo del sovrano assassino,
che abita la fortezza di questo borgo di schiavi.
Ci armiamo, affiliamo le spade sulle rocce di granito.
Brucia nella rabbia, la vendetta risiede in ogni singolo colpo di spada.
Rimbomba continuamente nel cranio
Finché la testa sopporta il dolore.
Lo spirito combattivo vive sempre in noi,
e conduce alle vittorie in battaglia.
Il sentiero dell’inferno è un filo sottile sulla fine di questo tempo.
L’obiettivo è percorrerlo e la povertà come sofferenza dell’uomo.
L’ascia e l’armatura sono perfettamente lucidate,
abbiamo puntato dritto alla vittoria.

Oggi i nemici muoiono come mosche.
Riesco a vedere ancora i corpi feriti.
Mi hanno detto che dovresti amare sempre gli altri
L’ho preso in parola, ma è successo.
Oggi c’è la battaglia, oggi si scatena la guerra.
Oggi ci sarà o la nostra morte o la vittoria.
Oggi conta il coraggio, oggi conta la forza.
Oggi conta chiunque aiuti in battaglia.

Si scatena l’ira di dio
Attraverso la notte nera, fredda, nefasta.
Il fuoco della vendetta, che ha provocato l’espiazione terrena di dio.
Rompe gli scudi, distrugge le asce,
frantuma le spade
mentre il comandante dell’esercito affannato
urla la ritirata dei suoi.
Dalle rocce della decomposizione e della putrefazione infuria la tempesta.
La valanga di fango invade senza fatica le torri di roccia più alte.
Fuggono i vecchi dall’alluvione, che grida altro sangue,
nelle celle del nostro destino siamo pronti a combattere

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