Vulva – Testo originale e Traduzione

Vulva

Testo originale
Testo ©2012 Nachtblut
Traduzione
Traduzione ©2022 Walter Biava

Es geschah kurz nach den Wehen
Es begann mit Blut und Tränen
Ich hörte auf an Gott zu glauben

Ich wurde nackt geboren des Nachts
Und zwar auf dem Vulva Platz
Ich sehe die Welt mit anderen Augen

Und aus dem Loch gekrochen kam
Mutter hielt mich in den Armen
Wolken warfen ab den Regen

Danach kam sie um vor Schmerz
Für Trauer war zu jung mein Herz
Und so fing ich an zu leben

Nur die Toten fürchten Regen
da er uns die Wahrheit zeigt
Fällt er von den Wolken ab
bringen sie sich in Sicherheit

So ich wuchs auf am Scheiden Weg
Wo alle gesehen das Ende vom Krieg
Ich sehe nur eine kalte Welt

Wo günstig Fleisch sich anbot
Wo blasse Lippen färbten sich rot
Und glaube nicht was sie erzählt

Mein größter Feind die Fleisches Lust
Mein größter Feind die weibliche Brust
Wer verachtet nicht das Licht

Im futterarm’n Viertel wo Leben blüht
Des toten Lebens hat sich bemüht
Der achtet das Leben nicht

So wurde es Zeit, mich an ihnen zu rächen
Mein Gesicht zu zeigen, jede Regel zu brechen
Und so grub ich tief und brach auf den Sarg
In welchem meine tote Mutter seit jeher lag
Die Augen ausgestochen, was davon übrig blieb
Denn ich wollte nicht, dass sie was ich vor hatte sieht
Bis die Blätter fielen, hat mich mein Gewissen geplagt
und beim ersten Schnee begab ich mich auf Labien Jagd

Zarte weiche Engelshaut danach strebt es mir
Tränen einer Frau sind mein Lebenselexier
Jedes Weib hab kopuliert in der ersten Nacht
Jedes Weib beim Coitus tückisch umgebracht
manchmal sind sie trotzig, doch gewöhnt man sich daran
Drum fängt des Messers Reise stets bei ihren Händen an
während sie euphorisch röcheln geht es brustwärts zu den Rippen
bis zum kleinen Hügel, der bewacht wird von den Lippen
in das feuchte Loch dringt es langsam ein
in diesem Augenblick fangen die Fotzen an zu schreien
Die Säge kommt erst, wenn das Blut gefriert
Im Takt des Röchelns mit den Knochen musiziert
Für meine Ohren ein exorbitanter Klang
Begleitet die Symphonie mit meinem lieblichen Gesang

Tod, bin ich, bist du nicht
Tod, bist du, bin ich nicht
Tod, bin ich, bist du nicht
Tod, bist du, dann bin ich nicht
Tod, bin ich sind sie nicht
Tod, bist du, sind sie nicht
Tod, bin ich sind sie nicht
Tod, bist du, dann sind sie nicht

Accadde poco dopo le doglie
cominciò col sangue e le lacrime
smisi di credere in dio

Sono nato nudo di notte
in particolare dalla vulva
vedo il mondo con occhi diversi

E sono arrivato strisciando via dal buco
la mamma mi teneva fra le braccia
le nuvole gettavano pioggia

In seguito morì dal dolore
il mio cuore era troppo giovane per il lutto
e così cominciai a vivere

Solo i morti temono la pioggia
che ci mostra la verità
(quando) cade dalle nuvole
loro si mettono al sicuro

Così sono cresciuto da una vagina
Dove tutti vedono la fine della guerra
io vedo soltanto un mondo freddo

Dove la carne viene offerta in modo vantaggioso
dove le labbra pallide si colorano di rosso
non credere a cosa racconta

Il mio più grande nemico, la voglia di carne
il mio più grande nemico, il seno femminile
Chi non disprezza la luce?

In un quartiere povero, dove la vita fiorisce,
dove non ci si sforza per la vita dei morti,
non si rispetta la vita

Così giunse il tempo, di vendicarmi di loro
di mostrare il mio volto, di infrangere ogni regola
E così ho scavato a fondo e forzato la bara
nella quale da sempre mia madre giaceva morta
le ho cavato gli occhi, ciò che ne restava
poiché non volevo, che vedesse cosa avevo in mente
Ha tormentato la mia coscienza finché son cadute le foglie
e con la prima neve sono andato a caccia di labbra

Successivamente aspiro alla dolce e tenera pelle angelica
le lacrime di una donna sono il mio elisir di lunga vita
Ogni donna ha copulato la prima notte
ogni donna è stata uccisa in modo perfido durante il coito
alle volte sono caparbie, ma ci si abitua
per questo il viaggio del coltello comincia sempre dalle loro mani
dal seno verso le costole, mentre rantolano euforiche
fino alla piccola collina, che viene custodito dalle labbra
(Il coltello) penetra lentamente nell’umido buco
in quel momento le fighe cominciano a gridare
La sega arriva soltanto, quando il sangue si congela
va a ritmo con il tintinnio delle ossa
è un suono assai esorbitante per le mie orecchie
accompagna la sinfonia con un amorevole canto

Morte, se io vivo, tu non esisti
Morte, se tu vivi, io non esisto
Morte, se io vivo, tu non esisti
Morte, se tu vivi, allora io non esisto
Morte, se io vivo, loro non esistono
Morte, se tu vivi, loro non esistono
Morte, se io vivo, loro non esistono
Morte, se tu vivi, allora loro non esistono

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