Die gelbe Villa der Selbstmörder – La villa gialla del suicida

Testo originale
Testo ©2011 Marienbad
Traduzione
Traduzione ©2021 Walter Biava

Gehe nicht in die gelbe Villa,
Oben auf dem Rebenberg.
20 Jahre steht sie leer,
Findet keinen Mieter mehr.

Viele haben sie betreten,
Jene Mauern, meist bei Nacht.
Haben einen Weg gesucht,
Der ihren Herzschlag ruhig macht.

Wenn man sie findet, meist nach Tagen,
In ihrem Blute, reich verziert.
Die Augen leer, nach innen blickend,
Weisen in keine Richtung mehr.

Ich hab es satt, mein eignes Leben.
Die Einsamkeit hat mich zerstört.
Will nicht länger Stunden zählen
bis mein Leid ein Ende hat.

Ich leg es in die eignen Hände,
Hab lustvoll mir den Strick geknüpft,
Wird mir hart den Nacken brechen
und dann endlich hat es Ruh.

Mein Ziel ist klar, die Sinne scharf.
Regen peitscht kalt ins Gesicht.
Bin auf dem Weg zur “Lehnert Villa”.
Ein Morgen gibt es für mich nicht.

Ich trete ein, bin fest entschlossen.
Geh nach oben, bis zum Geländer.
Binde dort mein Stricklein an,
Damit ich daran baumeln kann.

Fühlt sich gut an.

Fühlt sich richtig an.

Hab keine Angst.
Wovor denn auch?
Hole einmal nur noch Luft.
Lass die Ruhe auf mich wirken,
werde gleich ein Teil von ihr.

Unter mir der Marmorboden.
Steig aufs Geländer, lächle sacht.
Alles was mir Qual bereitet,
endet jetzt in dieser Nacht.

Schritt vor…

Non andare nella gialla villa,
sopra la montagna della vite.
Giace vuota da 20 anni,
Non si trova più nessun inquilino.

Molti le hanno percorse,
quelle mura, per lo più di notte.
Hanno trovato una via,
che rende silenzioso il loro battito cardiaco.

Quando li si trova, per lo più di giorno,
nel loro sangue, riccamente decorato.
Gli occhi vuoti, che guardano dentro,
non indicano più nessuna direzione.

Io sono stufo, della mia vita.
La solitudine mi ha distrutto.
Non voglio più contare le ore
fin quando il mio dolore finisce.

Io lo poggio fra le mie mani,
mi sono gioiosamente legato al cappio,
mi spezzerà duramente il collo
ed allora finalmente ci sarà pace.

Il mio scopo è chiaro, i sensi acuti.
La fredda pioggia frusta sul volto.
Sono sulla via verso “Villa Lehnert”.
Per me non c’è un domani.

Io entro, sono assai deciso.
Vado di sopra, fino alla ringhiera.
Lì lego la mia bella corda,
con la quale io posso penzolare.

Suona bene.

Suona proprio bene.

Non ho paura.
Di che cosa dovrei aver paura?
Prendo fiato ancora una volta.
Lascio che la pace operi su di me,
divento un pezzo di essa.

Sotto di me il pavimento in marmo.
Scendo dalla ringhiera, sorrido delicatamente.
Tutto ciò che mi procura dolore,
finisce adesso in questa notte.

Passo in avanti…

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