Widars Klagesturm – Torre del lamento di Widar

Testo originale
Testo ©2007 Gernotshagen
Traduzione
Traduzione ©2011 Walter Biava

Einst hört ich noch die Bäume singen
hier tief in meinem Reich
die Bäche nährten den Boden
der heiligen Haine
die Geister der Natur tanzten
spielend im Gras
während Tau begann zu spiegeln
des Lichtes wärmend Schein
Doch am Ort wo meine Hallen standen
ist alles tot und leer
Wo Stolz der Hirsch sein Geweih erhob
ist alles kahl und schwarz wie Teer

Zum Strohtod verdammte Narren
sollt alle nach Hel hinfahren
Übermut und Gier ist euer Zwang
geleitet euch selbst in den Untergang

Einst standen meine Wälder mächtig
leuchtend euch entgegen
So wunderbar geheimnisvoll
ein weites Meer voll Leben
Doch euch nicht zum Feind gesinnt
boten sie stets Schutz und Leben
Habt den Ursprung schon vergessen
dass ihr der Wälder Kinder gewesen
Am Ort wo der Väter Gräben
sich erhoben
Ist alles entweiht
und schändlich verdorben

Wo einst die Bäume sangen
kann nur noch flüstern ich erahnen
Wo einst Runensteine standen
sind verschwunden die Germanen

Zum Strohtod verdammte Narren
sollt alle nach Hel hinfahren
Übermut und Gier ist euer Zwang
geleitet euch selbst in den Untergang

Am Ort wo der Väter Gräben
sich erhoben
Ist alles entweiht
und schändlich verdorben
Wo einst die Bäume sangen
kann nur noch flüstern ich erahnen
Wo einst Runensteine standen
sind vergessen unsere Ahnen

Längst sah kein Mensch mehr
vor dem Tod keine Fylgie sich erheben
Längst sah ich schon
kein Mensch mehr
bei dem die Fylgie war am Leben
vergessend unserer Herkunft
nur Macht ist euer Streben
Warum habt ihr euch abgewandt
von dem was euch hielt am Leben
So weit mein Reich ich euch vermacht
steht kein Baum mehr euch zur wehr
Wo einst der Flüsse Quellen lagen
ist alles dürr und leer
So weit mein Reich ich dacht
für alle Zeiten
wächst nun nichts mehr
Wo einst der Flüsse Quellen lagen
ist alles dürr und leer
So weit mein Reich ich dacht
für alle Zeiten
wächst nun nichts mehr

Una volta sentivo ancora gli alberi cantare
qui nel profondo del mio regno
i ruscelli alimentavano il terreno
dei boschi sacri
gli spiriti della natura ballavano
giocando nell’erba
mentre la rugiada iniziava a riflettere
il bagliore della luce che scaldava
Ma nel luogo dove stavano le mie sale
tutto è morto e vuoto
Dove orgoglioso il cervo levò le sue corna
tutto è spoglio e nero come il catrame

Al regno dei morti, dannati stupidi [1]
dovreste andare tutti all’inferno [2]
Euforia e avidità sono la vostra costrizione
accompagnate voi stessi nella caduta

Un tempo giacevano potenti i miei boschi
brillando verso di voi
Così meravigliosamente misterioso
un vasto mare pieno di vita
Ma non ostili verso di voi
essi offrono sempre protezione e vita
Avete già dimenticato l’origine
che siete stati figli dei boschi
Nel luogo in cui si ergeva
la tomba dei padri
È tutto profanato
ed ignobilmente rovinato

Dove un tempo cantavano gli alberi
posso intuire ancora solo sussurrare
Dove un tempo stavano le pietre runiche
sono spariti i Germani

Al regno dei morti, dannati stupidi
dovreste andare tutti all’inferno
Euforia e avidità sono la vostra costrizione
accompagnate voi stessi nella caduta

Nel luogo in cui si ergeva
la tomba dei padri
È tutto profanato
ed ignobilmente rovinato
Dove un tempo cantavano gli alberi
posso intuire ancora solo sussurrare
Dove un tempo stavano le pietre runiche
sono dimenticati i nostri avi

Da molto tempo nessun uomo ha più visto
un Fylgie levarsi prima della morte [3]
Già da molto tempo non ho più visto
nessun uomo
accanto a cui il Fylgie era in vita
dimenticando la nostra origine
solo il potere è la vostra aspirazione
Perché vi siete voltati
da ciò che vi teneva in vita
Per quanto vi lasci in eredità il mio regno
non c’è più nessun albero a difendervi
Dove un tempo erano le sorgenti dei fiumi
è tutto arido e vuoto
Per quanto abbia pensato al mio regno
per sempre
ora non cresce più nulla
Dove un tempo erano le sorgenti dei fiumi
è tutto arido e vuoto
Per quanto abbia pensato al mio regno
per sempre
ora non cresce più nulla

[1] Nella mitologia norrena lo Strohtod è una parte del regno dei morti dove vanno le anime di coloro che, non avendo avuto una morte onorevole, non sono ammessi nel Valhalla.

[2] Hel è l’inferno nella mitologia norrena e prende il nome dalla dea dei morti Hel.

[3] I Fylgie sono degli spiriti guardiani assimilabili alla figura dell’angelo custode.

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