Tote Heldensagen – Leggende di eroi morti

Testo originale
Testo ©2005 Equilibrium
Traduzione
Traduzione ©2014 Walter Biava

Wenn die Nacht den Schleier niedersenkt
auf Felder, Wald und Tal
erheben sich die Schatten
aus den Gräbern grau und fahl!

Und so zieh ich meine Kreise,
ehre die Ahnen auf meine Weise!
Heb den Blick und lass ihn schweifen
ihr traurig Schicksal zu begreifen!

Was in alten Tagen drängt es in mir euch zu fragen
ward mit euch geschehen, eurer Freurd und eurem Leid?
Ist der Ruf der Sagen die heut euer Leid beklagen
nichts als törichtes Gerede aus der längst vergessenen Zeit?

Hörst du ihre Rufe hallen,
wie sie durch die Wälder schallen?
Laut und klar, sie dringen noch bis heute an mein Ohr!

Ihre Fahnen stolz erhoben,
zuckend wie die Flammenlohen,
feurig wild am Horizont mit ungeahnter Kraft!
Sturm sie werden raufbeschwören,
alte Bräuche stolz bewehren,
gegen das Verderben dem ihr Dasein fällt anheim…

Dumpfes Krachen aus der Ferne,
wenn schwarzer Qualm zieht über das Heer!

Heute zieh ich meine Kreise,
sehe schwach im Fackelschein
welch Menschenwerk hier niederging
vor ach so langer Zeit!

Über Felder, durch die Weiden,
tosend ihre Heere reiten,
zürnen ihren Feinden,
oh sie zürnen dem Verrat!
Rot tropft es von schartig’ Schwertern,
die der Falschheit Reue lehrten
auf den Boden, auf den Fels, auf Tyr geweihtes Land!

Durch die schwarzen Jahre zogen tote Heeresscharen
über schwarzverkohlte Erde hin!
Der Menschen Lied, verklungen, vergessen im Antlitz des Krieges,
ja die Melodie…

Tief in grauen Wäldern jedoch fand ich sie verborgen noch,
sie wisperten ganz still und leise mir so auf vertraute Weise.
Jenes Lied ich dort vernommen wähnt im Krieg ich umgekommen.
Was sangen sie?
Die Melodie!

Am Horizont ein Streifen,
so hell und klar
er kam um sie zu leiten auf immerdar.
Am Horizont ein Streifen,
so hell und klar
er kam uns zu begleiten auf immerdar

Schlag ich meine Augen nieder, sehe ich ihre Heere wieder
wie sie aus den Wäldern kamen,
ihre Heimat wieder nahmen!
Und so zieh ich meine Kreise, ehre die Ahnen auf meine Weise,
senke tief mein Haupt hernieder,
lausch dem Klang der alten Lieder!

Quando la notte abbassa il velo
sui campi, sulle foreste e sulle valli
si sollevano le ombre
dalle tombe grigie e pallide!

E così io segno i miei cerchi,
rendo onore agli antenati a modo mio!
Alzo lo sguardo e lo lascio vagare
per comprendere il loro triste destino!

Qualcosa si fa strada fra i vecchi giorni, che mi porta a chiedervi
Cosa vi è successo, alla vostra gioia e al vostro dolore?
È la chiamata delle leggende che oggi lamentano la vostra pena
nient’altro che chiacchiere insensate di un tempo a lungo dimenticato?

Senti riecheggiare i loro richiami,
come rimbombano fra le foreste?
Forti e chiari, essi penetrano ancora oggi nel mio orecchio!

Le loro bandiere orgogliosamente innalzate,
sussultando come fiamme,
ardenti e selvagge all’orizzonte con una forza inaspettata!
Esse evocheranno una tempesta
vecchie usanze orgogliosamente rafforzate,
contro la rovina che devolve la loro esistenza…

Vago chiasso in lontananza,
quando il fumo nero si alza sopra l’esercito!

Oggi io segno i miei cerchi,
guardo debole nella luce della torcia
quale opera umana si abbatté
in un tempo così lontano!

Sui campi, tra i pascoli,
cavalcano fragorosi i loro eserciti,
stanno in collera con i loro nemici,
oh, loro sono in collera con il tradimento,
Si versa a (forma di ) gocce rosse dalle spede dentellate,
colui che insegnò falsità e rimorso
per terra, sulla roccia, sulla terra consacrata di Týr[1]

Durante gli anni neri vagano le schiere morte dell’esercito
su una terra nera e dilaniata!
La canzone degli uomini, affievolita, dimenticata nel volto della guerra,
la melodia…

Tuttavia nel profondo delle foreste grigie io li ho trovati ancora nascosti,
loro sussurravano assai debolmente e silenziosamente in un modo a me noto
Questa canzone che io ho percepito lì credevo erroneamente che fosse morta in battaglia
Cosa cantano loro?
La melodia!

All’orizzonte una pattuglia,
così chiara e luminosa
essa arrivò per dirigere in eterno
All’orizzonte una pattuglia,
così chiara e luminosa
essa arrivò per accompagnarci in eterno

Io abbasso i miei occhi,  io vedo di nuovo i loro eserciti
che arrivavano dalle foreste,
e riprendevano la loro patria!
E così io segno il mio cerchio, rendo onore agli antenati a modo mio,
abbasso giù il mio capo
ascolto attentamente il suono delle vecchie canzoni!


[1] Týr, dio della guerra nella mitologia norrena.

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