Die Weide und der Fluß – Il salice ed il fiume

Testo originale
Testo ©2008 Equilibrium
Traduzione
Traduzione ©2014 Walter Biava

Grün und still so lag die Heide,
Uferböschung, alte Weide.
Bog sich tief nun Jahr um Jahr,
Zu stillen Wassern, kalt und klar.

Wo da tief in Grundes Dunkel,
Großer Augen Wehmuts Funkeln.
Schimmert hoch nun Jahr um Jahr,
Auf graues, langes Weidenhaar.

Weide, alte Weide!

Herbst zog ein in grüne Heiden.
Klamm die Böhe, Blättertreiben.
Kurz ward bald das Licht der Tage,
‘Zählt bis heut der Weide Sage.

Unbeirrt doch waren beide,
Stumm die Blicke, Trauerweide.
Nie zu fassen ihre Bürde,
Nie zu brechen einer Würde.

Weide, Trauerweide!

Hörst du das Lärmen in den Tiefen der Heide?
Das Brechen, das Reißen, Verbrennen der Zweige.
Die Äxte, sie hacken, das Holz es zersplittert.
Die Donner, sie grollen ihr tiefstes Gewitter!

Das Wasser, es schäumet, gepeitscht sind die Wogen,
Hilflos, so starrt sie und sieht auf das Morden.
Geschlagen von Trauer das Funkeln erkaltet,
Getragen von Wagen die Weide entgleitet…

Winter wars, nach vielen Jahren,
Kam ein Boot herangefahren.
Friedlich zog der hölzern Kahn,
Am Ufer seine Bahn.

Dunkel schoss aus tiefen Ranken,
Eingedenkt der grauen Planken,
Brach sie Kiel, es sank der Bug,
Das Wasser hart ans Schilfrohr schlug.

Und so schlang sie und so zwang sie und so zog sie sie herab.
Und so schlang sie und so zwang sie alle in ihr kaltes Grab.

Così verde e silenziosa giaceva la brughiera
scarpata, vecchio salice.
Si piegava anno dopo anno,
verso acque silenziose, fredde e chiare.

Lì dove, nel profondo del buio del terreno,
scintillio di malinconia di occhi grandi,
luccicano in alto anno dopo anno,
di grigi, lunghi capelli

Salice, vecchio salice!

L’autunno si infilò nelle brughiere verdi.
Le raffiche (di vento) umide e fredde, foglie svolazzanti.
Presto la luce del giorno divenne breve,
racconta fino ad oggi la leggenda del salice.

Ma entrambi erano decisi,
gli sguardi muti, il lutto del salice.
Mai afferrare il suo carico
mai spezzare un decoro

Salice, vecchio salice!

Li senti i rumori nel profondo della brugheria?
Lo spezzare, il lacerare, il bruciare dei rami.
Le asce, esse tagliano, il legno va in frantumi.
I tuoni, essi rimbombano il loro temporale più forte!

L’acqua, essa spumeggia, le onde vengono battute,
impotente, lei osserva l’omicidio.
Colpito dal lutto dello scintillio raffreddato,
portato dai carri il salice sfugge…

Fu inverno, dopo molti anni,
arrivò una barca.
Pacificamente la barca di legno si diresse
sulla sponda della scarpata.

L’oscurità sprizzò via dal terreno,
empatizzate le grigie assi,
essa spezzò la chiglia, la prua affondò,
L’acqua batté sulla canna palustre.

E così lei strinse, lei costrinse e così lei la tirò giù.
E così lei strinse, lei costrinse tutto nella fredda tomba.


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