Des Sängers Fluch – La maledizione del bardo[1]

Testo originale
Testo ©2008 Equilibrium
Traduzione
Traduzione ©2014 Walter Biava

Düster die Zeiten, geknechtet das Land,
Zu dienen und fügen die Menschen gebannt.
Kein Vogel, kein Lachen im Flur widerhallt,
Die Tage so düster, die Nächte so kalt.

Und so zogen die Jahre dahin,
Gingen nieder – ohne Sinn.
Schwere Seiten der Geschichte Buch,
Erzählen bis heute von des Sängers Fluch.

“Zeig mir zu spielen, lehr mich deine Kunst”,
So sprach einst ein Knabe aus tiefer Inbrunst.
Der Alte mit Harfe, der Junge mit Sang.
Sie spielten die Lieder, so reich war ihr Klang.

Und so zogen die Lieder ins Land.
Ein Gefühl so… unbekannt.
Doch schwer sind die Seiten der Geschichte Buch,
und ‘zählen bis heute von des Sängers Fluch.

Und so galt es zu spielen vor eisigem Thron.
Der Tod sei die Strafe, das Leben sei Lohn.
“So spielt nur ihr beiden und spielet bloß gut,
Sonst mach ich mir Freude und wate durch Blut”.

Da schlug er die Saiten so voll wie noch nie,
Da klangen die Stimmen zu herrlichem Lied,
Es tönte und brauste der beiden Gesang,
Und zog alle Seelen im Saale in Bann.

So wagten sie spielen vor eisigem Thron
Der Tod wär die Strafe, das Leben wär Lohn.
Doch schwer sind die Seiten der Geschichte Buch,
Und schwerlich ertragen sie des Sängers Fluch.

Zornig führt nieder der eifersüchtig’ Stahl,
Streckt vorm Throne nieder, den Jung’ in bitt’rer Qual.
Der Alte trägt den Toten zur Türe, weit hinaus.
Doch bleibt vorm letzen Tore nochmal stehen und ruft aus:

“Weh dir, du Mörder, du Fluch des Sängertums!
Fahr nieder zu Boden, ersauf in deinem Blut!
Vergessen dein Name, dein Leib zu Staub verbrannt,
Gestürzt deine Hallen, dein Reich überrannt!”

Der Alte hats gerufen, ein jeder hats gehört,
Die Mauern gingen nieder, die Hallen sind zerstört.
Des Thrones einstig Namen, ihn kennt bis heut kein Buch,
Nur eins fällt schwere Seiten: es ist des Sängers Fluch!

I tempi bui, la terra sottomessa,
gli uomini banditi ad adattarsi e ad essere al servizio.
Nessun uccello, nessuna risata risuona all’ingresso,
i giorni così bui, le notti così fredde.

E così passarono gli anni,
calavano – senza senso.
Pagine nere nel libro delle storie,
raccontano fino ad oggi della maledizione del bardo.

“Mostrami come si suona, insegnami la tua arte”,
così disse una volta un ragazzo dal profondo del cuore.
Il vecchio con l’arpa, il giovane col canto.
Loro suonarono i brani, il loro suono era così ricco.

E così la melodia passò nella terra.
Un sentimento così… sconosciuto.
Ma le pagine del libro delle storie sono pesanti,
e raccontano fino ad oggi della maledizione del bardo.

E poi si trattò di suonare di fronte ad un trono gelido.
La morte fu la punizione, la vita fu la ricompensa.
“Allora suonate, entrambi, e suonate bene,
altrimenti mi rendo felice e vi guado nel sangue”.

Allora lui colpì le corde bene come non mai,
allora le voci suonarono in un magnifico brano,
risuonava e rumoreggiava  il canto di entrambi,
ed estrasse tutte le anime in esilio nella sala.

Così loro osarono suonare di fronte al trono gelido
la morte era la punizione, la vita era la ricompensa.
Ma le pagine del libro delle storie sono pesanti,
e difficilmente tollerano la maledizione del bardo.

Pieno di rabbia e gelosia l’acciao cade,
abbatte davanti al trono, il giovane in un tormento amaro.
Il vecchio porta il morto davanti alle porte, lontano.
Ma rimane davanti agli ultimi cancelli ed esclama:

“Guai a te, tu assassino, maledetti tutti i bardi!
Cadi giù, a  terra, affoga nel tuo sangue!
Che sia dimenticato il tuo nome, che la tua melodia sua ridotta in cenere,
che cadano i tuoi saloni, sia sopraffatto il tuo regno!”

Il vecchio lo ha gridato, ognuno lo ha sentito,
le mura crollarono, i saloni sono distrutti.
Il nome di un tempo del trono, nessun libro fino ad oggi lo sa,
solo una cosa riempie le pagine nere: è la maledizione del bardo!


[1]Il brano è una interpretazione dell’omonima ballata scritta da Ludwig Uhland nel 1814

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