Das kleine Leben – La piccola vita

Testo originale
Testo ©1998 Eisregen
Traduzione
Traduzione ©2014 Walter Biava

Mein Blick ist getrübt
So nah bei den Flammen, dass ich kaum mehr etwas erkenne
Vor den Toren der Stadt gellen Schreie durch die Nacht
So grell, so schmerzerfüllt, dass der Wind sie trägt
Bis hierher, wo meine Seele gefriert…

Das Dunkel erfüllt von starrer Bewegung
Fackeln, brennendes Pech zerreißt den Schleier der Nacht
Das Klappern der Leichenkarren kommt näher und näher
Vermummte Gestalten sammeln ein, was der Tod ihnen bringt

Der weiße Schnee als Kontrast zu verkrampften Gliedern
Reinheit wie Seide, darauf geronnenes Blut
Zerplatzte Haut, Fetzen von Körpern
Blicklose Augen in gefrorenen Höhlen
Anklagend, flehend, ohne Spur von Leben

Draußen vor den Toren brennen Leichenfeuer
Geschundene Körper im letzten Geleit
Manche von ihnen sind nicht ganz vergangen
Doch die Flammen beenden, was die Pest begann…

Doch die Flammen beenden, was die Pest begann…

Sie bewachen die Stadt mit finstrer Mine
Wer hineinwill, verliert sein Leben durch den Lanzenstich
Einzig die Totensammler haben freies Geleit
Was sie nach draußen bringen, fällt der Glut anheim
Der Tod schleicht unaufhaltsam durch die Straßen der Stadt
Noch reichlich Futter vorhanden, das zu holen er hat

Kein Unterschied der Stände zu erkennen in den leblosen Fratzen
Im Sterben vereint sind sie alle sich gleich
Ob reicher Lehnsherr, ob armselger Bauer
Die Pest ist nicht wählerisch, wen sie zu sich nimmt
Die Plage weilt unter uns allen
Und keine Hoffnung mehr, die die Seele befreit

Gehetzt voller Furcht untersuch ich meinen Leib
Bald tausend Male, den ganzen Tag
Noch keine Anzeigen des schwarzen Grauens
Nur eine Frage der Zeit, bis der Tod sich zeigt…

Meine Familie ist bereits von mir gegangen
Vor wenigen Tagen, als der Schnitter sie rief
Die Leichen brannten mit den anderen
Die Asche im Wind ist, was von ihnen blieb…

Gott weilt nicht länger unter uns Menschen
Hier zeigt sich, wo seine Macht versagt
Einzig Sterben und Grauen und Furcht
Sind die neuen Helden, deren Macht ungebrochen und stark

Ich will nicht länger verweilen
Hier drinnen, wo Gram die Mauern durchdringt
Ich muss nach draußen, in die flirrende Kälte
Die Schreie der sterbenden Begleiter auf meinem Weg

Frost brennt in rotgeränderten Augen
Ein kalter Hauch, der in den Haaren spielt
Die Schritte unsicher, weil kein Weg sich mir zeigt
Und dennoch, unbeirrt nähere ich mich den Wallen der Stadt

Ein Pestkarren begegnet mir, verwaist und verlassen
Tote stapeln sich weit in die Nacht empor
Der Fahrer im Schnee ohne ein Zeichen von Leben
Ein weitres Opfer, kein Grund um länger zu verweilen

Wie unter Zwang verlasse ich den Ort
Die Schatten nutzend, vor den Blicken der Wächter verborgen
Einzig Spuren im Schnee bezeugen meine Gegenwart
Ein stummer Ruf hat meiner sich bemächtigt
Und nichts kann mich halten ihm Folge zu leisten

Längst liegt die Stadt hinter mir
Eiseskälte erfüllt mich bis ins Mark
Doch mein Weg führt weiter hinaus in die Nacht
Der Ruf leitet mich sicher an mein Ziel

Dann steht sie vor mir – in verblichenen Leinen
Die Haut blau erfroren – wie abgestorben
Ihre Schönheit jedoch kann dies nicht mindern
Nur die Beulen leuchten im fahlen Licht

Unverkennbar – sie ist ein Kind der Seuche
Doch genügend Leben – in ihr um mich zu versuchen
Ihr sündiger Leib eine einzige Verheißung
Der ich nicht länger wiederstehen kann

Sie kommt näher, ihre Lippen finden meine
Wie im Wahnsinn erwieder ich diesen Kuss
Dann sinken wir nieder auf den frostigen Boden
Unsre Körper verschmelzen ein einziges Mal

Als wir uns trennen ist ihr Leben beendet
Starr ist ihr Körper wie der Boden unter ihr
Ihre Lippen verzerrt zu wissendem Lächeln
Denn nun ist es an mir, die Pest zu verbreiten
Nun bin ich ihr Bote und ein Teil von ihr…
So lange bis es endet, mein kleines Leben…

So lange bis es endet, mein kleines Leben…

La mia vista è offuscata
così vicino alla fiamme, che io riesco a malapena a riconoscere qualcosa
di fronte alle porte della città urla acute durante la notte
così stridule, così addolorate, che il vento le porta
fin qui, dove la mia anima gela…

Il buio pieno di rigida agitazione
fiaccole, pece che brucia lacera il velo della notte
Il sonaglio del carretto dei cadaveri si avvicina sempre più
Forme camuffate raccolgono, ciò che la morte li porta

La neve bianca come contrasto agli arti irrigiditi
Pura come la seta, su questo sangue sparso
pelle scoppiata, brandelli di corpi
occhi senza sguardo in cavità ghiacciate
accusando, implorando, senza traccia di vita

Fuori dalle porte bruciano i fuochi dei cadaveri
corpi maltrattati durante l’estremo saluto
alcuni di loro non sono passati del tutto
ma le fiamme finiscono, così cominciò la peste…

Ma le fiamme finiscono, così cominciò la peste…

Loro sorvegliano la città con mine scure
chi vuole entrare, perde la sua vita a causa della punta delle lance
solo i collettori dei morti hanno il salvacondotto
ciò che portano da fuori, cade preda della brace
la morte striscia inesorabilmente lungo le strade della città
ancora (talmente tanto) cibo in abbondanza a disposizione, che deve scegliere

Nessuna differenza da riconoscere nelle bancarelle fra le smorfie senza vita
nella morte si riuniscono, loro solo tutti uguali
che sia il ricco feudatario, che sia il povero contadino
la peste non è schizzinosa, con chi si fa prendere da lei
La piaga resta sotto tutti noi
e niente più speranza, che si liberi l’anima

Cacciato e pieno di paura, io esamino il mio corpo
presto migliaia di volte, per tutto il giorno
ancora nessuna denuncia del nero orrore
solo una questione di tempo, fin quando la morte si mostra…

La mia famiglia se ne è già andata da me
pochi giorni fa, quando il mietitore li ha chiamati
i cadaveri bruciavano con gli altri
La cenere è nel vento, ciò che rimaneva di loro…

Dio non si trattiene più a lungo fra noi uomini
qui si dimostra,dove ha fallito il suo potere
solo il morire, gli orrori e la paura
sono i nuovi eroi, il loro potere forte ed indomito

Io non voglio rimanere più a lungo
qui dentro, dove la tristezza penetra profondamente fra le mura
Io devo uscire, nel freddo scintillante
Le urla dei moribondi (fungono da) accompagnatrici nel mio viaggio

Il gelo brucia negli occhi arrossati
un freddo soffio, che gioca coi capelli
i passi insicuri, poiché nessuna via mi si mostra
e tuttavia, in modo deciso mi avvicino alle mura della città

Un carretto della peste mi incontra, orfano ed abbandonato
nella notte i morti continuano ad accatastarsi verso l’alto
il conducente nella neve senza un segno di vita
un ulteriore sacrificio, nessun motivo per trattenersi ulteriormente

Come sotto costrizione io lascio il posto
le ombre ne approfittano, dello sguardo nascosto del guardiano
solo le tracce nella neve testimoniamo la mia presenza
una chiamata silenziosa si è impadronita di me
e di conseguenza nulla mi può trattenere

A lungo la città giace dietro di me
il freddo glaciale mi riempie fino al midollo
ma la mia via conduce oltre nella notte
la chiamata mi dirige deciso al mio traguardo

poi lei sta di fronte a me – fra corde scolorite
la pelle blu congelata – come (se fosse) intorpidita
ma ciò non può diminuire la sua bellezza
solo i rigonfiamenti splendono nella pallida luce

Inconfondibile – lei è una bambina dell’epidemia
ma (c’è) abbastanza vita – in lei per tentarmi
il suo corpo peccaminoso, un’unica promessa
che io non posso più resistere a lungo

lei si avvicina, le sue labbra trovano le mie
come in preda alla follia io rispondo a questo bacio
poi ci prostriamo sul terreno glaciale
i nostri corpi si fondono un’ultima volta

come ci separiamo la sua vita è finita
il suo corpo rigido come il terreno sotto di lei
le sue labbra si deformano in un sorriso consapevole
poiché ora tocca a me, diffondere la peste
ora io sono il suo messaggero ed una parte di lei
fin quando finisce, la mia piccola vita…

fin quando finisce, la mia piccola vita…


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