Spottlied auf die harten Wanderjahre
Canzone satirica sui duri anni di vagabondaggio

Testo originale
Testo ©2008 ASP
Traduzione
Traduzione ©2010 Daniele Benedetti

Ein weiter Weg und manch ein langes Jahr
Ich ging auf Straßen, fremd und sonderbar
Ich habe viele Länder schon bereist
Mit Mächtigen hab ich am Tisch gespeist
In kalten Nächten und in höchster Not
Teilte mit mir so mancher Knecht sein Brot
Doch nie war mir ein Freund, so wie ihr’s wart
Was dich nicht umbringt, macht dich hart

Das Schwarze Buch war bei mir alle Zeit
Was ich begehrte, stand schon bald bereit
Und leere Taschen sind kaum ein Problem
Wer zaubern kann, der liegt nie unbequem
Selten allein, ich nahm es, wie es kam
Verlor mein Mitleid und auch jede Scham
Tat alles, wie’s nie vorher meine Art
Was dich nicht umbringt, macht dich hart

Verkaufte meine Kunst für teures Gold
Wo Reichtum lockte, stand ich bald im Sold
Am Hof von Fürsten ging ich ein und aus
Und lebte schon wie sie in Saus und Braus
So manchem stand der Argwohn im Gesicht
Für meine Dienste liebten sie mich nicht
Und doch, aus Furcht ging man mir um den Bart
Was dich nicht umbringt, macht dich hart

Nur gegen eins war nicht mal ich gefeit
Denn wo die Macht wächst, da wächst auch der Neid
Gegen Intrigen und die Politik
Hilft nicht einmal der stärkste Zaubertrick
Man schob mich ab, mit Geld und Ritterschlag
Auf Gutsbesitz, der in der Heimat lag
Der Rückzug blieb mir schließlich nicht erspart
Was dich nicht umbringt, macht dich hart

Ein weiter Weg und manch ein langes Jahr
Ich ging auf Straßen, fremd und sonderbar
Ich habe viele Länder schon bereist
Mit Mächtigen hab ich am Tisch gespeist
In kalten Nächten und in höchster Not
Teilte mit mir so mancher Knecht sein Brot
Und nie war mir ein Freund, so wie ihr’s wart
Was dich nicht umbringt, macht dich hart

Un’altra via e parecchie lunghe un anno
Sono andato su strade, straniere e insolite
Ho già visitato molte terre
Ho mangiato a tavola con dei potenti
Nelle fredde notti e nella più grande difficoltà
Parecchi servi hanno diviso con me il loro pane
Ma mai c’è stato per me un amico, come eravate voi
Ciò che non ti uccide, ti rende forte

Il libro nero era con me tutto il tempo
Ciò che desideravo, era pronto già presto
E le tasche vuote sono a malapena un problema
Chi sa fare magie, non sta mai male
Raramente solo, l’ho preso, com’è venuto
Ho perso la mia compassione e anche ogni vergogna
Ho fatto tutto, come mai prima la mia natura
Ciò che non ti uccide, ti rende forte

Ho venduto la mia arte per oro costoso
Dove la ricchezza attirava, stavo presto per la paga
Alla corte di principi sono entrato e uscito
E ho vissuto nell’abbondanza come loro
Parecchi hanno avuto il sospetto sul viso
Per i miei servizi non mi hanno amato
E tuttavia, per la paura mi hanno adulato
Ciò che non ti uccide, ti rende forte

Solo contro una cosa non ero immune
Perché dove cresce il potere, cresce anche l’invidia
Contro gli intrighi e la politica
Non aiuta neanche il più forte trucco magico
Mi hanno allontanato, con soldi e il titolo di cavaliere
Dalla tenuta, che stava in patria
Mi è rimasta la ritirata, infine non risparmiata
Ciò che non ti uccide, ti rende forte

Un’altra via e parecchie lunghe un anno
Sono andato su strade, straniere e insolite
Ho già visitato molte terre
Ho mangiato a tavola con dei potenti
Nelle fredde notti e nella più grande difficoltà
Parecchi servi hanno diviso con me il loro pane
Ma mai c’è stato per me un amico, come eravate voi
Ciò che non ti uccide, ti rende forte

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