Rückfall – Ricaduta

Testo originale
Testo ©2019 ASP
Traduzione
Traduzione ©2019 Daniele Benedetti

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Irgendwo dort draußen mag es tagen
Irgendwo dort draußen ist es warm
Das Herz will überquelln von tausend Fragen
Die Stummheit ist der Kerker für den Schwarm

Die alten Muster dort im Sand
haben dich fest in der Hand
Von Stürmen oder Drängen unberührt
Die Tintennetzhaut schneidend, eng geschnürt

Nimm Abschied von allem!
Willkommen im Nichts
Nimm Abschied von allem!
Willkommen im Nichts
Nimm Abschied von allem!
Willkommen im Nichts
Das Einzige, was du im Überfluss hast, ist der Schmerz des Verzichts

Irgendwann wirst du den Sinn erfahren
des SOS-Rufs, der ins Leere funkt
Er wiederholt sich ständig schon seit Jahren
Versteinert wartest du am tiefsten Punkt

Ein Luftschlauch, Nabelschnur zur Welt
der schlangenartig abwärts fällt
schickt Zeichenblasen hoch. Man sieht sie kaum
Sie mischen sich mit grauem Wellenschaum

Schon viel zu oft geklebt, die alten Scherben
die Bruchstücke porös und viel zu klein
Es ist vielmehr ein Schwinden als ein Sterben
Auch du wirst nichts als Sand am Ende sein

Kein Heim und auch kein Gnadenschuß
es lässt dich trotzdem niemals los
Zu tief gesunken und dafür bestraft
längst eingerostet. Tauchermaskenhaft

Nimm Abschied von allem!
Willkommen im Nichts
Nimm Abschied von allem!
Willkommen im Nichts
Nimm Abschied von allem!
Willkommen im Nichts
Das Einzige, was dir einleuchtet daran, ist der Fehlen des Lichts

Schier obenauf
Beinah rausgekrochen
Dein Ziel verfehlt
wenn auch nur ganz knapp
Fast aufgebraucht
Tausendfach zerbrochen
Hohl und entseelt
und nun sinkst du ab
und nun sinkst du ab
und nun sinkst du ab

Nimm Abschied von allem
am Tag des Jüngsten Gerichts!
Nimm Abschied von allem
am Tag des Jüngsten Gerichts!
Nimm Abschied von allem
am Tag des Jüngsten Gerichts!
Das, was du am Ende besitzt, ist ein Füllhorn von endlosem Nichts

Willkommen zu allem
Nimm Abschied vom Nichts!

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Da qualche parte là fuori potrebbe albeggiare
Da qualche parte là fuori è caldo
Il cuore vuole traboccare di mille domande
Il silenzio è il carcere del branco

I vecchi modelli là nella sabbia
ti hanno saldamente in pugno
Risparmiati da tempeste e pressioni
Tagliando la retina di inchiostro, legati strette

Di’ addio a tutto!
Benvenuto nel nulla
Di’ addio a tutto!
Benvenuto nel nulla
Di’ addio a tutto!
Benvenuto nel nulla
L’unica cosa che hai in abbondanza, è il dolore della rinuncia

Prima o poi conoscerai il significato
della chiamata SOS, che trasmette nel vuoto
Si ripete continuamente già da anni
Pietrificato aspetti nel punto più profondo

Un tubo d’aria, cordone ombelicale verso il mondo
che cade verso il basso come un serpente
manda in alto bolle di segnalazione. Si vedono a malapena
Si mescolano con la schiuma grigia delle onde

Già troppo spesso rimasti attaccati, i vecchi pezzi
i frammenti porosi e troppo piccoli
È piuttosto uno scemare come un morire
Alla fine anche tu non sarai nient’altro che sabbia

Nessuna casa e nemmeno un colpo di grazia
eppure non ti lascia mai andare
Affondato troppo in basso e punito per questo
arrugginito da molto tempo. Prigioniero di una maschera subacquea

Di’ addio a tutto!
Benvenuto nel nulla
Di’ addio a tutto!
Benvenuto nel nulla
Di’ addio a tutto!
Benvenuto nel nulla
L’unica cosa che ti appare chiara, è la mancanza di luce

Quasi in cima
Quasi scivolato fuori
Il tuo obiettivo mancato
anche se solo per un soffio
Quasi esaurito
Spezzato mille volte
Vuoto ed esanime
e ora affondi
e ora affondi
e ora affondi

Di’ addio a tutto
nel giorno del Giudizio Universale!
Di’ addio a tutto
nel giorno del Giudizio Universale!
Di’ addio a tutto
nel giorno del Giudizio Universale!
Quello che possiedi alla fine, è una cornucopia di nulla senza fine

Benvenuto a tutto
Non dire addio a niente!


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