Fremde Erinnerungen – Ricordi estranei

Testo originale
Testo ©2005 ASP

Manchmal, wenn ich auf Vergangenes blicke und die Bilder grobgekörnt vor meinen Augen tanzen, so, als wären die Partikel durch die Erschütterungen des mächtigen Herzschlages der Zeit selbst rundgeschliffen, dann bemerke ich, wie die vibrierenden Körnchen wie kleine Spinnentiere von ihren angestammten Plätzen wuseln, um sich anders zu sortieren und durch das Verändern ihres Standortes neue Bilder entstehen zu lassen, wobei sie augenscheinlich von einer fremden Macht gelenkt werden, und ich kann den Vorgang nur unter größten Willensanstrengungen umkehren, damit ich die Bilder nicht sehen muss, die mein verwirrter Verstand mir vorgaukeln möchte, und die mich aufs Äußerste beunruhigen, so wie mich ein Déjà-vu beunruhigt, da man das Gefühl hat, dass das Unterbewusstsein unerwartet direkten Zugriff auf das Hirn nimmt, und die Bilder mir, auch wenn ich immer sicher bin, dass ich sie zum ersten Mal in meinem Leben schaue, so seltsam vertraut scheinen, als gäbe es eine geheime Verbindungstür zwischen dem Reich derselben und meinem Seelenleben, oder vielleicht sogar einem fremden Seelenleben, auf das ich selbst als Unterbewusstsein zugreife, und an dem ich teilhabe wie ein Zuschauer im Theater, der gleichzeitig Statist, nein eher Kulisse ist, und der Erinnerung des Fremden, der sich aber nicht fremd anfühlt, sondern eher wie ein Selbst, das man im Spiegelbild eines Spiegelbildes eines Spiegelbildes sieht.

Außerdem beunruhigt mich, was ich sehe.

Testo originale
Traduzione ©2010 Daniele Benedetti

Talvolta, quando guardo cose passate e le immagini ballano grossolanamente sgranate davanti ai miei occhi, così, come se le particelle fossero levigate dalle vibrazioni del potente battito del tempo stesso, allora noto, come i granellini vibranti corrono via dai loro posti acquisiti come piccoli aracnidi, per ordinarsi diversamente e attraverso il cambio della loro posizione far nascere nuove immagini, a cui sono evidentemente guidati da un potere ignoto, e io posso rovesciare il processo solo con grandi sforzi di volontà, affinché io non debba vedere le immagini, che la mia mente confusa vorrebbe farmi credere, e che mi turbano all’estremo, così come mi turba un déjà-vu, perché si ha la sensazione, che il subconscio prenda inaspettatamente diretto controllo sul cervello, e le immagini, anche se sono sempre sicuro, che le vedo per la prima volta nella mia vita, mi sembrano così stranamente familiari, come se ci fosse una misteriosa porta comunicante tra il regno del reale e il mio stato psichico, o forse perfino uno stato psichico estraneo, di cui mi impadronisco subconsciamente, e a cui partecipo come uno spettatore a teatro, che è allo stesso tempo comparsa, no piuttosto scenario, e ricordo dell’estraneo, ma che al tatto non è estraneo, ma piuttosto come un sè stesso, che si vede nell’immagine riflessa di un’immagine riflessa di un’immagine riflessa.

Inoltre mi turba, ciò che vedo.

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