Requiem part III – Die Arise (Sequenz)
Requiem parte II – Requiem parte III – L’ascesa (sequenza)

Testo originale
Testo ©2007 ASP
Traduzione
Traduzione ©2010 Daniele Benedetti

Tag des Zornes, Tag des Falles
Tag des Sturmes, Donnerhalles
Kalt und öd ist nunmehr alles

Zu erhöht und zu vermessen
Tag des Sturzes – unvergessen
Wollte fliegen, fiel stattdessen

Nur noch fort führten die Schritte
Half kein Flehen, keine Bitte
War verbannt aus ihrer Mitte

Unerreicht die so Vermissten
Musst’ ich nun mein Dasein fristen
Auf der Welt, der kalten, tristen

Erspähte nichts im See im Spiegel
Als ich ging durch Wälder, Hügel
Wie ein Engel ohne Flügel

In mir wohnt kein Quell der Freude
Wusste nicht, was Glück bedeutet
Alles Streben schien vergeudet

Bis ich endlich war gefallen
In den tiefsten Schlaf von Allen
Dort, wo kalte Nebel wallen

Doch sie kamen, mich zu preisen
Mich der Erde zu entreißen
Mit Gesang und Feuerkreisen

Um das Bündnis zu beteuern
Kamen sie, mich zu erneuern
Mir die Seele anzufeuern

Keiner aus den eigenen Reihen
Wollte selbst sich dafür weihen
So war’s Brauch, mich zu befreien

Jahr um Jahr ich wiederkehrte
Für ein Leben als Gefährte
Das nur einen Tag lang währte

Um den Ritus zu vollenden
Durch mein Leid das Leben spenden
Sollt’ der Kreislauf niemals enden

Doch des Schicksals Lauf besiegen
Ließ ich mich dort nicht verbiegen
Denn es lässt sich nicht betrügen

Um den falschen Tausch zu strafen
Wurd’ zum Wolf ich unter Schafen
Und ich darf nie wieder schlafen

Und nun muss ich stetig leiden
Darf von dieser Welt nicht scheiden
Kann kein Wesen sein alleine

Es drängt mich, mich zu vereinen
Suchen, bis die Zeit sich wendet
Bis der Welten Lauf beendet

Giorno d’ira, giorno di caduta
Giorno di tempesta, del rumore dei tuoni
Ormai tutto è freddo e desolato

Troppo elevato e presuntuoso
Giorno della caduta – indimenticato
Volevo volare, invece sono caduto

Ancora solo i passi hanno condotto via
Nessuna supplica ha aiutato, nessuna preghiera
Ero esiliato dal suo centro

Non raggiunti coloro di cui sentivo la mancanza
Ora ho dovuto ottenere a fatica la mia esistenza
Dal mondo, freddo, triste

Non ho avvistato niente nel mare, nello specchio
Quando sono andato attraverso boschi e colline
Come un angelo senza ali

In me non abita nessuna fonte di gioia
Non ho saputo, cosa significa felicità
Tutta l’ambizione è sembrata sprecata

Finché finalmente sono caduto
Nel sonno più profondo di tutti
Là, dove fluttuano le fredde nebbie

Ma sono venuti a lodami
A strapparmi dalla terra
Con canti e cerchi di fuoco

Per sostenere il patto
Sono venuti a rinnovarmi
Ad accendermi l’anima

Nessuno dalle proprie fila
Ha voluto consacrare sé stesso
Così era uso, di liberarmi

Anno dopo anno sono ritornato
Per una vita come compagno
Che è durata solo un giorno

Per compiere il rito
Offrire la vita attraverso il mio dolore
Il ciclo non sarebbe mai dovuto finire

Ma vincere il corso del destino
Là non mi sono lasciato piegare
Perché non si lascia ingannare

Per punire lo scambio sbagliato
Sono diventato un lupo tra le pecore
E non ho potuto dormire mai più

E ora devo soffrire costantemente
Non posso separarmi da questo mondo
Nessun’essenza può essere sola

Mi spinge ad unirmi
A cercare, finché il tempo si volta
Finché finisce il corso dei mondi

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