Unheilig - Grosse Freiheit

Tracklist

  1. Das Meer
  2. Seenot
  3. Für immer
  4. Geboren um zu leben
  5. Abwärts
  6. Halt mich
  7. Unter Feuer
  8. Große Freiheit
  9. Ich gehöre mir
  10. Heimatstern
  11. Sternbild
  12. Unter deiner Flagge
  13. Fernweh
  14. Schenk mir ein Wunder
  15. Auf Kurs
  16. Neuland (strumentale)

Dettagli album

Unheilig – Große Freiheit
Data di uscita: 19 febbraio 2010
Etichetta: Vertigo Records
Genere: Pop Rock
Nazione: Germania

Recensione

C’era molta attesa dietro un album che in Germania è diventato un cult, pluripremiato, iper-venduto, che ha battuto più e più record nei tre Stati in lingua tedesca e che si è aggiudicato addirittura l’award come Disco dell’Anno 2011. La domanda che senza dubbio mi era sorta non poteva che essere “come può un gruppo Gothic-Industrial avere così tanto successo, visto che per anni è stato ascoltato da persone che principalmente si nutrivano di pane e metal, e perciò non certo dalla maggioranza delle persone che ascoltano musica?”. La risposta è stata semplice: il gruppo si è evoluto, è maturato, forse per molti si è avvicinato un po’ troppo al pop più commerciale, ma solo (e ripeto, solo e solamente) in confronto agli album precedenti. Proprio come era avvenuto da Moderne Zeiten a Puppenspiel.

Ora con Große Freiheit gli Unheilig sono giunti a quella consapevolezza delle proprie capacità che per forza di cose doveva portar a farli conoscere al grande pubblico, ponendoli però sotto un altro punto di vista a ad una sfida non troppo semplice con loro stessi: riuscire seppur con delle sonorità gothic-metal a comporre belle canzoni, apprezzabili oggettivamente, riuscendo così a sfondare, a scalare le classifiche, ad avere successo e riconoscimenti, ad avere semplicemente quello che meriterebbero per le loro potenzialità.

E allora analizziamolo questo album, vediamo quanto oltre si sono spinti questi Unheilig, quanto legittime possono essere le critiche mosse, ma soprattutto quanto giustificato può essere così tanto successo:

come al solito si parte con una canzone intro, Das Meer, il mare, tema ricorrente, principale ispirazione di tutto l’album, prefazione dell’intero album: sonorità trionfanti, l’elettronico si integra al classico, precedendo voce e in seguito batteria e chitarra elettrica. Questo tipo di composizione premetto che sarà riscontrabile in buona parte del disco; come spesso succede per questo gruppo chiamare una canzone del genere “Intro” vuol dire sminuirne il valore che invece possiede, perchè la canzone è efficace e crea quel clima d’attesa che ogni first track dovrebbe suscitare. “Ferne Welt, Ich komme”…. che questo mondo lontano non sia quel successo che sopra abbiamo già citato?…

La vera prima traccia è Seenot, canzone che si divide tra inizio e verso, più cattivo e violento con un riff di chitarra che sottolinea quel pericolo che la voce sta raccontando nel testo, e il ritornello, dove prende posto invece la speranza, dove la voce si apre e la chitarra viene lasciata andare….

Come mi era successo per Puppenspiel, raccontare questo album significa raccontare l’opera di due gruppi racchiusi in uno, opposti ed uniti, che abbinano cattiveria ad un sentimento purissimo.

La seconda canzone Nicht is für immer, è una bella canzone dal ritmo veloce che racchiude un po’ più del pop che prima raccontavamo, sempre però legato a quel sound che gli Unheilig per anni si sono portati dietro.

La quarta canzone, Geboren um zu leben, è “il capolavoro”. La canzone più premiata, quella più cantata, quella con più successo nelle radio e quella con più cover su internet. Ma tralasciando ciò che ha avuto dopo, questa traccia nasce come la più profonda, la più sentita, la più coinvolgente di tutto l’album. I dolori più profondi si trasformano in musica, dapprima in un pianoforte e voce, che continuando a salire di tonalità sottolineano quanto forte fosse il sentimento provato, fino a dare poi spazio ad archi e batteria all’arrivo del ritornello. Il testo, beh, spezza il fiato, perchè descrive perfettamente lo stato d’animo di una persona che suo malgrado è stata lasciata ed è rimasta sola, e che tira avanti solamente con il suo ricordo, qualsiasi cosa egli faccia. Sì, va ammesso, questa canzone ha avuto il successo che senza dubbio merita..I brividi si mischiano alla pelle d’oca, soprattutto nel secondo verso, probabilmente l’apice, il punto più alto nella bellezza dell’intero album.

In una recensione di un album non si dovrebbe analizzare proprio traccia per traccia, renderebbe il tutto troppo lungo e discorsivo, ma qui ogni canzone è a sè, vive di luce propria. La quinta canzone, Abwärts è una di quelle canzone che ha avuto più apprezzamenti al primo ascolto. Veloce, adrenalinica, il riff si rifà molto a The Beautiful People di Marilyn Manson o a Sonne dei Rammstein, ma sempre con un’anima propria, che la rende quella bella e cattiva, calda ma violenta, con un ritornello + melodico dell’inizio e del verso. Un Viagra.

La traccia successiva, Halt Mich è una semi-ballad dove il titolo significa stringimi, e proprio questo è ciò che caratterizza questa canzone, voci profonde, suono avvolgente, come al solito gli Unheilig riescono a legare tema della canzone al sound dato dalla musica.

Ed ora giungiamo a Große Freiheit, traccia che ha dato il titolo all’album, perciò rappresentativa dell’intera opera . Immaginiamo una barca che avanza sul mare, intorno nulla, ed un uomo a braccia aperte che si gode ad occhi chiusi la brezza del vento, la gioia della vita, la grande libertà che Madrenatura in quel momento gli sta offrendo. Questa sensazione prendetela e mettetela in musica, come risultato avrete questa canzone. Eccezionale per ciò che suscita all’orecchio di colui che ascolta.

Un altro capolavoro degno di nota s’intitola Unter deine Flagge, una delle tracce uscite come singolo, una ballad veramente molto riuscita, che ha poco o quasi nulla di gotico o metal, ma che con un arpeggio di chitarra classica ed una batteria piena e ritmata riesce a coinvolgere, anche per la sua dolcezza, con un testo da dedicare a colei/colui che si ama, soprattutto i 36 secondi finali.

Come scrissi anche per l’album precedente, questo disco, ma anche questo gruppo più in generale, va bene in qualsiasi momento della giornata, perchè ogni possibile stato d’animo ha una traccia che lo rispecchia e lo riesce ad accompagnare. L’album è eccezionale. Questi Unheilig sono un dono. Il successo che hanno conquistato è decisamente meritato, probabilmente ora nella scena pop-rock-metal sono ciò che di meglio la Germania ha da offrire.

Valerio Duranti

Formazione

  • “Der Graf” (Bernd Heinrich Graf) – voce, testi, musica
  • Henning Verlage – programmazione, produzione
  • Christoph “Licky” Termühlen – chitarra

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