Rammstein: Herzeleid

Tracklist

  1. Wollt ihr das Bett in Flammen sehen?
  2. Der Meister
  3. Weißes Fleisch
  4. Asche zu Asche
  5. Seemann
  6. Du riechst so gut
  7. Das alte Leid
  8. Heirate mich
  9. Herzeleid
  10. Laichzeit
  11. Rammstein

Dettagli album

Rammstein – Herzeleid
Data di uscita: 29 settembre 1995
Etichetta: Motor Music Records
Genere: Industrial Metal, Neue deutsche Härte
Nazione: Germania

Recensione: e fu così chiamato Tanz Metall

Correva l’anno 1995, all’epoca io ero un adolescente che si stava addentrando nei meandri della musica heavy per cercare di scoprirla nelle sue svariate forme; fortuna volle che un mio caro amico entrò in possesso di una cassetta (al tempo il cd era comunque un lusso per noi ragazzini) quasi per caso di questo sestetto tedesco di cui su Metal Hammer se non sbaglio, avevo letto cose molto positive….restato impressionato dai Laibach fu così che ebbi il piacere di innamorarmi fin dagli esordi dei loro diretti nipoti…il resto è storia contemporanea.

Per uno come il sottoscritto, fin da piccolo abituato ad ascoltare le più svariate forme di musica, questo gruppo rientra nella mia categoria dei preferiti, abili e coraggiosi nel proporre qualcosa che non sapeva di “già sentito” anzi a mio avviso essi riuscirono a portare alla portata della massa il concetto della musica industriale in una maniera molto più digeribile e più facilmente assimilabile di quello fatto antecedentemente da Laibach e co. (Einstürzende Neubauten, KMFDM, Godflesh,…) che probabilmente per scarsa attenzione mediatica non è mai riuscita a pieno a trovare il proprio spazio restando per lo più musica di nicchia.

Diciamo che per sintetizzare la tipologia di sound che caratterizza quast’opera ed il successivo Sehnsucht si potrebbe parlare di techno/industrial/metal, poi nei seguenti lavori (Mutter, Reise Reise, Rosenrot) queste componenti si sono evolute nella forma e nella sostanza: non più canzoni dalla struttura simil commerciale (ascoltate la semplicità compositiva dei testi e capirete) ma qualcosa di già più elaborato e sviluppato come è giusto che sia per una band che non ha mai vissuto degli allori fatti in precedenza.

Wollt ihr das Bett in Flammen sehen? apre in tutti i sensi le danze: beat elettronici a cui i riff secchi e taglienti rispondono in maniera perfetta accompagnati dal vocione qui ancora molto grezzo e poco sviluppato di Till LIndemann…impossibile non farsi prendere da questi suoni così semplici ma efficaci. Der Meister e specialmente Weißes Fleisch rendono ancora di più all’idea dell’impatto datoci dall’opener, bello in quest’ultima l’intro elettronico che accompagnato dalla gran cassa a “ritmo disco” prelude ad una song molto danzereccia che alterna synth e lopp a suoni di chitarra monolitici, da sottolineare come azzeccati siano i chorus multi voce, i quali in tedesco danno ancora più atmosfera e a mio avviso sono la ciliegina sulla torta. Asche zu Asche e Du riechst so gut rapperentano il lato più commerciale (ma non troppo) e catchy dell’intero album…due canzoni che hanno fatto sì (come Du Hast del successivo lavoro) di far conoscere il metal (eh si questo resta pur sempre metal) a chi non ne sapeva nulla: i suoni di riff risultano non molto pesanti ma assieme alle atmosfere sintetiche che fanno da padrone creano una miscela sonora gradevole e molto ma molto digeribile a tutti…in poche parole disco-metal. Seemann invece è un pezzo che stupisce…malinconica, cupa e lenta stordisce l’ascoltatore che pensava di trovare un’opera monocorde nella tipologia di contenuti…questo brano è il preludio a ciò che il sestetto comporrà in futuro. Heirate Mich è un altro pezzo che spacca alla grande e che lascia il segno nei ricordi di questo lavoro, in cui comunque non mancano i brani anonimi ( Das alte Leid, e la title track Herzeleid) per carità non sono da buttare ma non risultano più di tanto incisivi all’ascolto; mentre la penultima Laichzeit è un altro concentrato di energia pura che fa da preludio alla conclusiva Rammstein…molto bella l’idea di mettere questo brano alla fine in quanto dopo ritmi incalzanti e frenetici qui il suono si rallenta come per far si che l’ascoltatore pian piano ritorni alla realtà, come è giusto che una traccia finale sia.

A differenza dei “fratelli” Clawfinger il cantato in tedesco rende molto di più con questo tipo di sonorità pseudo meccaniche, nulla da togliere al combo svedese che per altro apprezzo molto, ma a mio avviso la differenza la fa proprio questo…provate ad immaginare i Rammstein in inglese…non risulterebbero così incisivi all’ascolto.

Emiliano “Trudyalcolizzato” Volpe

Formazione

  • Till Lindemann – voce
  • Christian Lorenz – tastiere
  • Paul Landers – chitarra
  • Richard Kruspe – chitarra
  • Oliver Riedel – basso
  • Cristoph Schneider – batteria

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