In Extremo - Sieben - 7

Tracklist

    1. Erdbeermund
    2. Sefardim
    3. Ave Maria
    4. Mein Kind
    5. Sagrada Trobar
    6. Küss mich
    7. Davert-Tanz
    8. Melancholie
    9. Albtraum
    10. Pferdesegen
    11. Nymphenzeit
    12. Madre Deus
    13. Segel Setzen

Dettagli album

In Extremo — 7 Sieben
Data di uscita : 1 settembre 2003
Etichetta : Pale Essence Music
Genere : Folk Metal, Mittelalter Rock
Nazione : Germania

Recensione: 8-1 = 7: l‘approccio all’operazione di sottrazione

Dopo un periodo non facile di disintossicazione da Mein Rasend Herz ovvero dal primo loro disco usato, abusato ed opinionato attraverso il quale ho conosciuto questi pionieri del Mittelalter Rock giunti all’abbondante decade d’attività, eccomi dunque pronto a parlare del predecessore, in quanto escludendo comunque le capatine al fresco Sängerkrieg, sto procedendo a ritroso attraverso la loro discografia perchè in tutta sincerità sono rimasto folgorato da questa brillante proposta storico – musicale e dunque vige in me il desiderio di saperne sempre di più su questa band che reputo sino a quanto ascoltato fino ad ora una delle migliori su piazza e comunque la più completa su ogni fronte di questo genere.

A fare dunque capolino questa volta è Sieben (sette), ennesimo capolavoro artistico nella forma e nel contenuto ovvero sia nei suoni che nelle liriche (anche l’artwork per non scordarci nulla), se vogliamo in maniera ancora superiore a quello che due anni dopo sarà il successore giuntomi di recente fra le mani, dal quale si fatica non poco a staccarsi.

Settimo album per tredici canzoni che si susseguono in una continua lotta fra il peccato e la religiosità; una genuina, competente, calibrata amalgama fra differenti culture, emozioni, stati d’animo e suoni; epoche e stili diversi portati al massimo splendore attraverso l’eccelsa e mai inopinata maestria sfoderata da questi sette musicisti o forse meglio dire artisti visti i risultati espressi giungenti all’orecchio; un (hard) rock in grado di assumere molteplici sfaccettature grazie ad innesti sempre calibrati di una vasta gamma strumentale, sia essa moderna come il sintetizzatore o tradizionali, centenari come per esempio cornamuse, nyckelharpa e tromba marina giusto per ricordarne qualcuno così come ritengo corretto rammentare che la maggior parte di tale “arsenale” è autoprodotto, il che dovrebbe rendere ancora più chiara l’idea del modo di fare musica di Michael Rhein & Co. ovvero un aspro percorso poco convenzionale attraverso il quale si vuole giungere ad un risultato sì appetibile ma nel suo insieme per l’appunto “estremo”.

Lo scontro tra il bene e il male

L’incipit Erdbeermund (bocca di fragola), un’estrazione dalla poesia “Una ballata amorosa per una ragazza di nome Yssabeau” del trovatore francese François Villon, dal primo istante apre le porte della macchina del tempo attraverso magici incroci plasmati da fiati, arpeggi ed una pura ma misurata energia dal retrogusto moderno in un continuo magnetizzante crescendo sino al portante refrain; il classico brano d’apertura che difficilmente si riesce a scordare vista la combinazione simultanea di dolcezza e ruvidezza.

Questa è solo una piccola premessa allo spirito solido, impazzito e caliente di Sefardim, brano cantato in gergo ebraico – spagnolo (Ladino) narrante la nascita di Abramo ed altro riadattamento questa volta dalla canzone “Cuando el rey Nimrod”: vibrazioni forsennate di arco accompagnano istante dopo istante l’ottima coinvolgente interpretazione di Rhein e di azzeccate backing vocals attraverso ritmiche repentine mai dome per un uno – due iniziale coi controffiochi.

L’essenza ed il vero significato degli In Extremo si possono respirare grazie ai toni eleganti di Ave Maria: la riproposizione dell’ Annunciazione da parte dell’Arcangelo Gabriele a Maria, estrapolata dal manoscritto “Llibre Vermell de Montserrat” è un qualcosa di veramente sublime per l’orecchio, l’apice del genio di questi sette elementi in grado di dare un’impronta rock ad un passo fondamentale del Cristianesimo senza forzare e sovradosare l’impatto sonoro contemporaneo amalgamato ad un evento oramai distante un paio di millenni; una perfetta power ballad alla quale fa eco l’altrettanto amorevole ed emozionale “ninna nanna” Mein Kind (bambino mio), dai toni costantemente soffusi atti a non svegliare questa creatura immaginaria dormiente sul proprio capezzale.

La mai doma ricerca storica prosegue nel suo itinerario lambendo ancora la penisola iberica con una seconda tappa, questa volta nelle zone a Nord – Ovest a ridosso dei confini fra Galizia e Lusitania grazie a Sagrada Trobar, le cui parole “rubate” a “Des oge mais quer’ eu trobar” (Cantigas de Santa Maria – canzoni medievali) riescono ad entrare in perfetta simbiosi sia con la velocità eterea della sezione acustica sia con la spiccata attitudine strizzante l’occhiolino a lidi elettrici r’n’r.

Sapori teutonici e d’Irlanda si baciano alla perfezione non solo in termini letterari grazie a Kuss mich (baciami) ove per l’ennesima volta una sana crescita armoniosa ci accompagna passo dopo passo sino a sfociare in uno strepitoso, intrigante e pretto leit – motiv impossibile da non intonare grazie alla forte carica folcloristica d’altri tempi; quest’ultima nulla a confronto di quella trasmessa dalla prima delle due tracce acustiche in successione ovvero Davert – Tanz, in cui dopo una breve strofa narrata vien lasciato campo aperto e massimo raggio d’azione all’armamentario non necessitante di corrente elettrica: un tuffo profondo nelle affollate piazze e nelle strade di borgata, nei mercati avvolti dall’aria festante ricca di aromi e fragranze provenienti dai posti più lontani; aria festante eclissata dalle citazioni del poeta Eustache Deschamps in Melancholie (malinconia) ove le piaghe della sofferenza, della fame, della guerra prendono improvvisamente il sopravvento cancellando tutto ciò che è in grado di trasmettere sensazioni positive emanando solamente il buio più completo materialmente e spiritualmente; impossibile non pensare ad uno scenario in cui la devastazione e la colta foschia assieme al nulla interiore la fanno da padroni.

Negatività (sempre e comunque sana) che continua con la marzialità della roboante Albtraum (incubo), decisamente puntualizzante nel riffing i suoni della nativa terra degli In Extremo grazie alla fredda abrasione compatta della sei corde unita alla solidità del drumming, lo zoccolo decisamente più duro a dispetto di quello sentito sino a questo punto anzi forse è il caso di dire l’inizio delle austerità visto che ci si trova di fronte alle altrettanto epiche e massiccie dosi di Pferdesegen (benedizione del cavallo – testo magico pagano in tedesco antico), per non parlare delle molteplici “bastarde” sorprese in Nymphenzeit (il tempo delle ninfe) ove si passa attraverso folgoranti sprazzi a la Offspring, un allettante ed al tempo stesso potente – catchy ritornello (dal carme 159 dei Carmina Burana) sino ad arrivare ad incursioni dannatamente modern metal made in Usa… più extremo di così…

Seconda fermata altrettanto molto contemporanea presso i Cantigas de Santa Maria con la penultima Madre Deus (Madre di Dio) prima dell’atto finale di questo strabiliante viaggio corrispondente al nome di Segel Setzen (spiegare le vele), la giusta moderata chiusura che pian piano ci riporta a tutti gli effetti alla realtà nonostante il testo sia un esplicito inno a compiere gesta opposte, visto per l’appunto il marcio che sta pian piano iniziando a prendere il sopravvento e dunque l’unica salvezza resta quella di andarsene finchè si è in tempo.

Sünder ohne Zugel sto arrivando…

Preso, ascoltato, sezionato, analizzato…da buon tecnico di laboratorio quale sono dichiaro questo album più che conforme alle norme vigenti in materia di musica; uno dei piaceri della (mia) vita a cui non rinuncerò mai…Anche perché arrivati a questo punto, come si riesce a dir di no a questi estremisti?

Bon voyage to everybody Freunden.

Emiliano “Trudyalcolizzato” Volpe

Formazione

  • Narbengrund – voce;
  • Totleben – basso, chitarra, orchestrazione;
  • Frostbitten – batteria;
  • Frevelsaat – chitarra;
  • Teufeskald – basso.

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