In Extremo - Mein rasend Herz

Tracklist

  1. Ein fernes Irrlicht
  2. Ein Spiegel der nur Lügen speit
  3. Fahle Mähre
  4. Verfall und Siechtum
  5. Von purpurn blühender Dämmerung
  6. Styx
  7. Totengeflüster
  8. Ich lebe
  9. Des Mondes bleiche Kinder
  10. One with the Void
  11. Creatio ex Nihilo
  12. In Nebeln toter Träume

Dettagli album

In Extremo – Mein Rasend Herz
Data di uscita: 30 maggio 2005
Etichetta: Islands Records
Genere: Folk Metal, Mittelalter Rock
Nazione: Germania

Recensione: il battito di questo cuore furioso

Il mio personale itinerario alla conquista di nuovi orizzonti sonori prosegue in questo ultimo periodo alternando conoscenze già rodate a nomi nuovi o comunque di cui ho già cognizione ma solo o per sentito dire o perché fra le tonnellate di compilation ho avuto l’occasione di ascoltare qualche brano avente la capacità di attrarre particolarmente la mia attenzione, in maniera tale da iniziare svariate ed anche non positive ricerche nei territori affini a questi nomi.

Fra ammassi di tessuti sintetici ed epiche cavalcate sono giunto così a contatto con uno splendido progetto musicale abile nell’incorporare in un solo contesto storia, tradizione e modernità amalgamandoli sottoforma di una miscela veramente esplosiva dal forte e non scontato impatto, in maniera ancora più eccelsa delle sensazioni trasmessemi dai loro connazionali Subway To Sally, dei quali sono in continuo ascolto attraverso i primi dischi sino a giungere all’ultimo Bastard.

Questi In Extremo sono sicuramente l’ennesima ed un’ulteriore nuova conferma di come nella musica non esistano confini, di come essa possa andare aldilà delle semplici note riunendo sotto le proprie spoglia anche estimatori ed amanti di generi diversi o non propriamente simili, di come vi siano realtà estere avanti anni luce a dispetto delle nostre proposte, troppo spesso canoniche e spoglie di ogni minimo d’inventiva; per la cronaca l’ultima loro fatica da studio ovvero Sängerkrieg ha raggiunto la vetta delle classifiche di vendita nella propria nazione.

Per chi non l’avesse capito dunque anche questa volta rimango all’interno della Germania e precisamente nella capitale Berlino, ove questo progetto partì all’incirca nei primi anni novanta sottoforma di due distinte unità ossia una medievale acustica ed una rock; tuttavia col progressivo incremento della popolarità il gruppo decise di fondersi in un’unica entità iniziando così ad amalgamare nelle proprie canzoni (ispirate anche da testi e canti tradizionali) la strumentazione più classica ed antica (talvolta autoprodotta) a quella più moderna e standard della rock band ossia chitarre elettriche, basso, batteria ed anche campionatore. Come nel caso dei S.T.S. ritengo fondamentale anteporre la formazione oltretutto “dotata” di nomi d’arte e la sorprendente rosa dello strumentario con in aggiunta anche una breve specifica su alcuni componenti per rendere ancora più chiara l’idea di questa strepitosa sperimentazione fra passato e presente.

  • Das letzte Einhorn (l’ultimo unicorno) – Michael Robert Rhein – Voce, Cetra, Tabla, Davul
  • Flex der Biegsame (Flex il flessibile) – Marco Ernst-Felix Zorzytzky – Cornamusa, Ciaramella, Uilleann pipes, Ghironda
  • Der Lange (il lungo) – Sebastian Lange – Chitarra elettrica, Cetra
  • Dr. Pymonte – Andre Strugalla – Cornamusa, Arpa, Ciaramella, Salterio, Tastiera
  • Yellow Pfeiffer (pifferaio giallo) – Boris Pfeiffer – Cornamusa, Ciaramella, Nyckelharpa
  • Der Morgenstern (stella del mattino) – Reiner Morgenroth – Batteria, Timpani, Percussioni
  • Die Lutter – Kay Lutter – Basso elettrico, Tromba marina, Timpani
  • Davul – gran cassa turca
  • Cetra – cordofono simile alla lira
  • Tabla – tamburo indiano
  • Ciaramella – strumento a fiato, famiglia degli oboi
  • Salterio – strumento a corde suonabile a pizzico o ad arco
  • Uilleann pipes – strumento irlandese ad aria simile alla cornamusa ma alimentato direttamente dalla sacca
  • Ghironda – strumento a corde funzionante tramite ruota di legno azionata da manovella
  • Nyckelharpa – strumento ad arco di origine scandinava appartenente alla famiglia della ghironda
  • Tromba marina – strumento ad arco monocorda

L’album

Un turbine a ciel sereno spargente un’ondata inarrestabile d’emozioni, mescolanze omogenee fra epoche diverse in dodici brani mozzafiato dove la tradizione e la rivisitazione del passato non è solo contraddistinta dal suono, ma anche dai testi come verrà specificato in seguito ed ai quali è contrapposta un attitudine molto grezza, abrasiva e moderna che parte da ritmiche punk rock sino a giungere al più classico standard NDH made in Germany attuale, seguendo un filo logico in cui risulta assente qualsiasi tipo di difetto.

Se i cugini STS con Nord Nord Ost riescono a sistemarci su una comoda poltrona, gli In Extremo invece preferiscono puntare diritti alla meta senza badare troppo ai comfort superflui ed al tragitto meno ricco d’insidie; tale aspetto è facilmente comprensibile alla partenza di Raue See (mare burrascoso): dalla molto suggestiva copertina sino a questi 4’30”in grado di fugare ogni minimo dubbio su codesto multicolorato approccio mediante un impetuoso e fluido marasma propagato da cornamuse – chitarre – batteria alla quale è impossibile sfuggire causa dirompente ed allettante semplicità; un brano che difficilmente si scorda anzi il rischio di dipendenza corre alto sul filo di lama (io vi sono incappato in un battibaleno) nonostante il consueto e corposo cantato in lingua tedesca sempre ben affine in questi contesti pure nel contenuto.

Dalla foga irrefrenabile si passa alla maggiore voluttà rockeggiante del mea culpa personale di Horizont (orizzonti) in cui si “assiste” al piacevole duetto fra Marta Jandová (oramai guest appearance consolidata con bands più estreme) e Michael Rhein: uno splendido emotivo testo affiancato dalle altrettanto tali sinfonie di archi e fiati amalgamate alla ruvidità della sei corde come del resto risulterà una quasi costante passo dopo passo in questo platter.

La quiete e la tempesta in senso letterario sono il carattere dominante della epica power ballad Wessebronner Gebet (la preghiera di Wessebronner) il cui testo è estratto dal medievale Poema della creazione di Wessobrunner, in quanto vi è una continua alternanza musicale fra l’acustica strofa e l’esplosivo ritornello in concomitanza con la narrazione di questo pezzo ovvero dall’epoca in cui nulla esisteva sino alla richiesta di redenzione dal male e dal peccato; un brano stupefacente in cui si ha il piacere d’udire un vasto utilizzo di strumenti cosa che sarà ancor più prestante successivamente alla posizione numero sette con il vero picco d’antiquariato, ove vi sarà un totale stacco della spina e della corrente ovvero Tannhuser (Tannhäuser), altra estrapolazione risalente al medioevo, cantato fra l’altro anch’esso in lingua originale (alto tedesco medio) tratto dal poema “Oggi è un giorno meraviglioso” il cui autore è proprio colui che da il nome a questo brano: si respira un’aria cortigiana al massimo livello vuoi specialmente per via delle sonorità profumanti di ciò che è vissuto e del quale si vorrebbe sempre aver l’occasione di rivivere e di osservare dall’altra parte dello specchio.

Nur ihr allein (soltanto voi) riesce a trasportare in un certo senso William Wallace all’Oktoberfest grazie alla sua totale potenza e ad un utilizzo strumentale molto sbrigliato, forse quasi troppo forzato in ogni sua parte trasbordando da quella via di delicata squisitezza intrapresa dal gruppo nel resto del lavoro ; con tutto ciò resta una canzone molto festaiola da cantare a squarciagola perché riesce a farsi piacere.

Da sinfonie goderecce ad un altro salto totale in quel folclore popolare di anni lontani con Fontaine la Jolie (Fontane la bella), pezzo cantato in bretone “sguainato” giusto per restare in tema da una danza dal titolo “Mon père avait un gars lonla”: qui il buon Robert la interpreta forse volutamente con accenti francesi molto germanizzati come nel voler immedesimarsi in un viaggiatore forestiero il quale fuori da un’osteria si cimenta nel racconto di questa storia dai tratti leggendari; una bella interpretazione accompagnata gloriosamente nel suo cammino per lo più dal lato acustico molto sublime fra l’altro verso le battute conclusive.

Attraversando le lande più rocciose e musicalmente quasi contemporanee di Macht und Dummheit (potere e stupidità) ci si avvicina alla miglior vetta qualitativa (non che il resto sia da buttare.) con la celtica Liam e con la title track Rasend Herz (cuore furioso), ossia due splendide canzoni diametralmente opposte nel contenuto ma ambo superlative: la prima oltretutto cantata in gaelico avente come ospite il traduttore stesso del brano ovvero Rea Garvey, singer del gruppo Reamonn , è una soave e struggente canzone in cui si mescolano i migliori suoni d’Irlanda al miglior rock in un contesto catchy, raffinato ed elegante mentre nel versante opposto emerge prosperosamente tutta la perfetta potenza in una fusione medieval – NDH spettacolare grazie a riffs e matrici elettroniche decisamente moderni nei quali, come vi avesse sempre fatto parte, confluisce una “devastante” muraglia di cornamuse; in una sola parola eccellente.

Si tira il fiato con la personale, rugosa ed orientaleggiante Singapur (Singapore) e così giungendo all’undicesima evocativa ed appassionata Poc Vecem (cantata per metà in occitano la cui fonte è Pierre Videl e metà in tedesco) si chiude il trittico di canzoni maggiormente abrasive per quanto concerne il suono di chitarra; fra l’altro anche in questo pezzo è doveroso citare il perfetto abbinamento tra il parlato e tutto quello che vi ruota attorno.

A chiudere questa opera omnia ci pensa prima della bonus Liam cantata in lingua originale (non paragonabile alla versione modificata) la molto più rockeggiante Spielmann (menestrello), in cui l’ennesima ottima prova della band effettua l’azione di commiato come meglio non si poteva fare.

Conclusione

Ammetto che non è stato semplice per il sottoscritto provare a mettere su carta tutto il meglio espresso in questo lavoro; fosse stato un disco più easy e meno articolato ci avrei messo di sicuro meno tempo ed invece in casi come questo la cosa più saggia da fare risulta quella di armarsi di lettore e lasciarsi trasportare senza limiti temporali, per me ne è valsa la pena perché il silenzio è preferibile mille volte riempirlo in questo modo piuttosto che con uno schermo ed un tubo ricco di catodi.

Emiliano “Trudyalcolizzato” Volpe

Formazione

  • Das letzte Einhorn – Voce
  • Dr. Pymonte – Cornamusa, arpa, sitar, corni
  • Flex der Biegsame – Cornamusa, ghironda, flauto
  • Yellow Pfeiffer – Cornamusa, nyckelharpa, tabula
  • Van Lange – Chitarra, corni
  • Der Morgenstern – Batteria, percussioni, timpani
  • Lutter – Basso, corni

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